Hanno parlato di me:

Sottili intuizioni nel risveglio cromatico

Il passato e la modernità, fra di essi progressive rotture e poetiche individuali. Movimenti, approdi, costellazioni che in Patrizio Mugnaini determinando un radicarsi dei valori artistici e un rinnovo della pulsione creativa. Incandescente liquidità rappresa nella verità della percezione e risolta tematizzando la riflessione attraverso l’Arte.
Risonanze profonde in un susseguirsi di onde fluiscono nella liberta dei mari, spazio immenso ricco di echi musicali che circondano “L’Isola dei Guerrieri”.
Lontana dal tempo, imponente e solitaria si eleva scomponendo e ricomponendo rapporti di sintesi pittorica impossibili da coniugare se non fossero fondati su un’autentica consonanza poetica capace di unire le spigolature della realtà circostante, elaborandole in visioni intense, in esperienze di senso e di vita.
La marcata espressività affidata anche ai contrasti cromatici delinea le curve del pensiero, percorso frastagliato come le coste dell’isola, un perimetro interiore dentro il quale risuonano vibranti pennellate, quasi una pausa cromatica finale: solo dopo può apparire l’inizio di un nuovo mondo. Grande semplicità e forza visiva comunicano sfumature di sensazioni dormienti nella profondità, in essa scivola il silenzio della mente, del reale vissuto, del guerriero dopo il congedo dalla vita.
L’ispirazione di Mugnaini incontra il ritmo della natura e del cosmo e ne condivide le sequenze in un preludio in grado di modellare le varianti sentimentali in intrecci di tensioni, la costruzione plastica dell’opera, di conseguenza, vive nelle possenti forme sbalzate in avanti dall’artista, come se fossero intuizioni rese visibili dal gesto, attimi sfuggenti e perennemente presenti tra le mani dell’uomo, nei suoi occhi persi nel vuoto del nulla, nel suo cuore smarrito nella pienezza di un’idea. Un’integrazione del segno e della tonalità che invade la superficie in tutte le direzioni e rivela il rapporto con l’intensità espressionista, con l’umano metafisico, con il poetico figurativo.
L’energia di Mugnaini sembra sgorgare liberamente in dinamiche gestuali concrete e pregne di significati. Una suggestiva trama pittorica satura di sensazioni che dallo sfondo avanza pericolosamente verso il primo piano, prospettiva infuocata grazie ad una tavolozza che allude alla purezza lirica dei colori, ma mitigata dal rigore celebrale. Dalle sue anse divaricate l’imperiosa “Isola dei Guerrieri” si apre verso un’umanità eroica e sublime, almeno nella visionarietà inseguita sul cavalletto, mentre una tormentata colluttazione con il visibile raggiunge la sua vetta e si trasforma in solidità geometrica ed un po’ metallica. Sono architetture dove il taglio di luce rischiara la materia pittorica, la stessa materia di cui è fatto lo spazio dell’eternità.
La robusta vitalità resa manifesta da Mugnaini, seziona l’aurea metafisica nelle forme piene che ricordano vortici, spirali, casse di risonanze di un movimento sotterraneo capace di implodere simultaneamente in complesse relazioni iconografiche, queste conferiscono al dipinto una profondità appassionante e incitano l’osservatore, a cercare nella tempesta schiumosa del mare la linea sinuosa tracciata dell’evaporazione pittorica, un ritaglio della forma figurativa che consente all’artista di affrontare gli impeti di un universo sonoro interiorizzato con la forza tranquilla del disegno, geometria di segni e concetti, di pura ispirazione e forza emotiva. Perfetto equilibrio verticale in uno spazio bidimensionale dove sfolgoranti, ma quasi programmati, flussi di pennello si abbattono contro “L’ Isola dei Guerrieri”: alto naufragio che scuote la fisicità dell’Arte per ricomporsi metafisica presenza in Patrizio Mugnaini. di Antonella Iozzo

Silenzi metafisici, ipotesi surrealiste.
L’attimo sospeso nelle forme del tempo.

Metafisico contemporaneo in intarsi di memoria.
L’universo poliedrico di Patrizio Mugnaini è una continua ricerca nel movimento del tempo; lontano da qui il riflesso della sua luce, l’impossibile nella forma del colore.
Arte e pensiero: ermeneutica elaborazione sensoriale apre percorsi inaspettati e allaccia legami con elleniche visioni stagliate sullo spazio opposto alle stanze della storia.
Dalla pittura di Mugnaini il silenzio si eleva in un canto lirico, voci come presenze attraversano le alture dell’assenza, consumandosi nello specchio dell’infinito, è un terreno pieno d’incognite, d’indizi da decodificare, un mare immobile sul quale è sospesa la città incantata, l’ancora, l’approdo.
Idea metafisica, forma espressionista, l’immagine mutante di un concetto complesso, essenziale, comunica il soffio della coscienza nel “momento magico” che incontra la conoscenza.
Modelli classici in versione onirica, quasi surreale, quasi fantastica, quasi risveglio nell’estasi del pensiero; il mondo dentro, la realtà fuori, oltre la soglia, da qui inizia la scrittura dell’invisibile: segno, forma, gesto dell’Arte.
Pittura da toccare con i sensi, da vedere con la mente, da sentire sottopelle, quando le fibre della percezione sfiorano l’impulso, “Sinapsi” di emozioni nell’assoluta interazione con la tensione emotiva.
L’architettura sale, svetta verso l’alto, apre l’astrazione dell’anima: è il sogno di Mugnaini nell’implosione della materia cromatica, incorporea modulazione del suono in un canone inverso che ne ridisegna l’ordine armonico.
Un viaggio di scoperta intrapreso con nuovi occhi, per scorgere la verità nascosta nei dettagli di una composizione che parla di distanze, di fine ultimo del senso, di un altrove irreale e in parte vero, dentro e dietro l’apparenza dell’opera.
Sospesi nella meraviglia del momento “La Nebbia” affiora come l’attesa, spaesante, estraniante condizione spaziale in cui il faro, è il fluttuo luminoso che rimargina la frattura del tempo
Tra passato e presente l’ombra di uno sguardo restituisce all’immagine il vissuto e tutto scorre in sequenze interiori dilatate in macro – elementi di sensibilità. Frammenti, sillabe, incastonate in una grafia seriale incisiva, graffiante, rivolta al neo – espressionismo magnetico di un tratto denso, dal quale Mugnaini, ne segue il ritmo e ne spezza la tensione per afferrare il suono della solitudine, malinconico mistero che si danza in un profondo blu notte.
Con Patrizio Mugnaini l’Arte corre sul filo dell’immaginazione, al limite della logica e della razionalità, per evocazioni epiche da leggere nella storia del tempo e nel tempo della creazione, attimo sospeso nell’intimo dell’artista.
Un’Atlantide emerge dall’oceano, maestosa e austera s’impone nella mente come dimensione dell’esistenza, lentamente un disegno interiore ne compone l’idea e la forma del visibile, traccia la sua immagine senza assomigliarla; è un continuo ricreare, un divenire, un vivere nella posterità tra le membra del mito filtrato da Mugnaini.
Le sue opere sono sedimentazioni di letture  e di ascolti sonori, capaci di portare allo scoperto significati latenti che si arricchiscono progressivamente nel tempo. L’atmosfera è colore e il colore è atmosfera, tonalità cangianti riverberano un’impressione di allucinata realtà, carica ora di dissonanze armoniche, ora di morbide e drammatiche melodie, mentre superficie e  profondità sembrano allargare il campo d’azione per condurci inaspettatamente nei luoghi della percezione, empass emozionali , sfuggenti effetti.
Da una teatralità aperta, a un vasto spettro di suggestioni, presagi, oracoli e destini si animano nella loro informe natura, in cerca di entità perse tra i labirinti dell’inconscio; l’uomo appare, scompare e poi riappare come un iniziato nella fiamma della verità, una verità morale o forse una verità formale, puramente visiva: eterno soliloquio chiuso nel perimetro della ragione.
L’espressività onirica di “Tramonto oltre le mura”,  “La notte oltre le mura”, “Illuminazione”, e il lirismo poetico ed evocativo di “La notte dei girasoli”,  “Girasoli”,  “L’isola dei fari”,  “La torre”, e  “Bretagna”, sono situazioni spogliate dall’oggettività e rivestite di calde assonanze, poemi d’acqua sulla pelle della memoria, mentre il colore, - dentro una dimensione che si muove impercettibilmente intorno all’uomo, come il riflesso di rivelazioni interiori - disegna il ritmo fluido e vitale della natura.
La geometria di un apparente ordine del mondo dirige i suoni cromatici provenienti dalla sua stessa rappresentazione, sono scene d’opera in mostra sul palcoscenico dei sentimenti, dove la vista dell’anima ne riconosce la sensibilità, quintessenza della pittura di Mugnaini, un’apparente  contrapposizione a “Nadir”, dirompente energia di onde sinuose che sembrano afferrare e respingere lo spazio, contraendosi e sincopandosi in una tensione ricca di espressività e simbolismo.
Inquietanti associazioni di idee, turbinio di immagini, surreale apparenza, continua esistenza, alterni stimoli per la mente. Le relazioni che ci affanniamo a cercare, guardando le opere di Mugnaini,  si dissolvono come polvere, perchè i suoi lavori sono immagini che non descrivono la realtà, ma ne tracciano le infinite possibili interpretazioni, un mistero dietro l’aspetto esteriore delle cose.
Un universo poetico, una meditazione tridimensionale sul sé, una porta aperta sul metafisico sono gli accordi di una composizione da eseguire sciogliendo un rebus, da ascoltare intuendone la melodia, da vedere immaginando la realtà dell’illusione, qui ci conduce Patrizio Mugnaini, dove la fisionomia flessuosa delle emozioni disegna traiettorie mosse e continue in uno spazio in espansione, confinante con il vortice di una lucida follia, mantenere “L’equilibrio”  diviene, un imperativo oscillante tra il presente vissuto e il passato intuito.
La sintonia culturale, artistica e filosofica adagiata sull’opera pittorica di Patrizio Mugnaini, è la chiave di volta che apre la via alla forma del pensiero, immagini segrete dalle quali è d’obbligo prendere le distanze per carpirne il valore assoluto, respirandone l’autentica bellezza, in un reticolo di luci e ombre, riflettenti e assorbenti, che ne innalzano la musicalità.

Il codice di lettura rimane celato in una struttura ritmica attraversata da sintesi di linee e da un susseguirsi di spazi pervasi da atmosfere surreali, l’inganno della mente è una sottile illusione per gli occhi, una suggestiva evocazione per i sensi.

Un malinconico valzer ci viene incontro dipingendone la passione sciolta nel magma dell’esistenza, variazioni espressive che toccano l’anima, sfiorano la ragione e raggiungono le vette del silenzio componendo, nell’afflato della forma e della materia, la musica della natura, estensione complessa di un suono interiore.    

Lunedì 26 novembre 2007
di Antonella Iozzo
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PERSONALE DI PATRIZIO MUGNAINI
LA METAMORFOSI DEL TRATTO

Nel teatro della mente lo spazio si espande in effetti emozionali, leggeri, impalpabili, invisibili, sono luoghi interiori, isole misteriose che rivelano l’anima di Patrizio Mugnaini nella “Metamorfosi del tratto”.

Su BluarteVirtual una mostra che dialoga tra il sapere dell’inconscio e il sapere dell’istinto, conversazioni incoerenti sul labirintico percorso del pensiero. Zone dove la memoria sedimenta in substrati di sostanza dormiente, rocce solitarie all’orizzonte che scompaiano alla nostra vista per riemergere poi sulle tele di Mugnaini, un’apparizione altrove coincidente con il reale immaginario di un paesaggio meravigliosamente atrofizzato.

Sensazioni surreali si stagliano nella sostanza creativa, guidano il gesto e tracciano il perimetro di situazioni impossibili: utopie, concetti, sogni. Sono fantastiche costruzioni della mente, nodi cruciali, punti rappresentabili geometricamente in strutture partorite da una razionalità incontrollata, sullo sfondo segmenti e traiettorie combaciano in un mutamento del campo visivo ed il colore evoca la musica nascosta dell’universo, qui ci si sente poeti della notte.

Quiete ed inquietudini si mescolano, fluttuano e sprofondano dentro il magma liquefatto di un’evocazione fomentata da lingue di fuoco che ardono senza fine, è la danza rituale di un impulso sfuggito alla ragione, è l’inganno dell’immaginazione nella densità espressiva della materia cromatica, una corposità in grado di  offrire e rilasciare impressioni ancorate e pietrificate nel tempo strappato alla storia.

Giganti, imperatori, colossi, cavalieri, eroi e guerrieri, come danzatori estremi, in una spazialità silente governata da Mugnaini con grande senso dell’ordine e della misura, sfiorano l’azione, ne tracciano la forma e ne avvertono la solitudine sonora, è una cadenza tormentata tradotta dall’artista in esperienza sensibile, solo così la rappresentazione diviene realtà interiore allo specchio.

Dalla mostra appare evidente la grande attenzione per la classicità, un amore per il passato tradotto in pittura scultorea, una suggestione iconografica colma di riferimenti simbolici che alludono alla cultura mediterranea, all’onirico, alla mitologia, un eternamente presente tradotto da una pennellata decisa e da cromie forti.

Nella metamorfosi del tratto, frammenti di conoscenza come polvere sulle onde della vita, si concentrano  in tracce di arcaiche presenze, sono disegni, o meglio la trasposizione dei dipinti in una lingua figurata antica come il latino o il greco. Nella lucidità di un tratto semplice, intenso e determinante lo spirito antropologo racconta di popoli lontani, di albe sull’archeologia del mondo, di crepuscoli sull’ora ultima della coscienza, di approdi verso terre promesse mancate, di spiagge alla deriva della verità. Disegni come reticoli fitti e tratteggiati dai quali affiora la bellezza assoluta dell’essenza immateriale delle cose. La precisione lenticolare e minuziosa del segno di Mugnaini si apre ad una concezione del tempo ormai sconosciuta, un tempo inghiottito dalla terra in un rito pagano di oracoli e  presagi.

Venti opere in mostra:  pittura che è gesto nel reale fantastico dentro di noi, , disegni che sono forma del ricordo dietro di noi. Venti opere che preannunciano l’energia vitale primigenia, un riverbero giunto da lontano, accolto dall’Arte e rielaborato da Patrizio Mugnaini nella forma dell’istante presente.

   27/09/2008
di Antonella Iozzo
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INTERVISTA
Patrizio Mugnaini
quando la riflessione è pensiero nel pennello.Un incontro tra le due dimensioni della pittura che all’ombra del presente rivelano il passato, un percorso verso la luce per ritrovare e ritrovarsi “ipotesi di coscienza” nel quotidiano, nel contemporaneo.


Chi è Patrizio Mugnaini?
Uno come tanti che cerca di comunicare.
 
Artista per esprimere il non descrivibile o per imprimere il senso, l’anima dell’Arte?
Facendosi interprete del rumore di fondo che ci circonda, frutto del nostro passato, presente, futuro.
 
Arte, realtà, vita, distinguerli è come ammettere di conoscerne i confini. Secondo lei è possibile? Fin dove può spingersi la nostra conoscenza?
Ogni pensiero, ogni sogno, anche il più fantastico esiste ed è realtà, vive con noi per noi, spesso nella nostra assoluta ignoranza.
 
Come inizia un suo lavoro?
Svuotandomi e aspettando.
 
Andare oltre il tangibile, trovare l’impenetrabile, viaggiare tra l’onirico e la visione simbolica. Sono queste le sensazioni provate dinanzi alle sue opere. Quali sono le sue sensazioni quando l’opera è ancora dentro di lei?
Vive e dinamiche.
Inizialmente materializzo il quadro nella sua essenza grafica. Nella realizzazione, la visione iniziale muta con i colori, le luci, le ombre, le tonalità che si fondono e si stratificano a rappresentare un’era geologica del mio pensiero, un unico, una parte di me.

 
Dipingere una tela è un atto d’amore?
No, per me rappresenta un tentativo di comunicare col prossimo, un atto di fede.
 
Quali sono i maestri della storia dell’Arte che ammira di più? E l’opera d’arte in assoluto?
Sono tanti: ho un affetto particolare per Vincent Van Gogh, le sue opere, la sua vita, la sua lotta per comunicare e la sua resa davanti all’ indifferenza.
 

Cosa pensa dell’Arte contemporanea?
Al tempo il giudizio, fra cento anni si ricorderanno soltanto i migliori.
 
L’opera che non avrebbe mai voluto vedere?
Nessuna. Ognuno ha diritto ad esprimersi.
 
E quella che avrebbe voluto fare lei?
Quelle che ho fatto, le mie.
 
Il silenzio della pittura quale musica evoca?
Il tocco impalpabile di lunghe dita su una tastiera multicolore di un piano a coda laccato di rosso permanente chiaro, sospeso fra finito e infinito.
 
Lei ha partecipato a varie iniziative promosse dalla rivista Bluarte come la collettiva virtuale “Suoni Dipinti”. Qual’è il suono dipinto nella forma del suo tempo? E quello del mondo che la circonda?
Il nostro tempo lo identifico in una nota musicale acuta ripetuta in maniera ossessiva e apparentemente casuale, cacofonica.
La musica del mio mondo:  J.S. Bach - Goldberg Variations 1955 & 1981 suonate da Glenn Gould

 
Patrizio Mugnaini in tre aggettivi.
Irriverente, ironico, irascibile.
 
Il suo futuro artistico?
L'ombra del mio passato.

27/03/2009
di Antonella Iozzo
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La Vertigine Dei Sensi – Eclissi

… nell’estasi della vertigine il tormento dei sensi prova l’eclissi …

Quadri - Personale Virtuale
Artisti: Isella Barresi, Franco Meloni, Patrizio Mugnaini, Titti Verni

La memoria analitica e il presente sono proiettati nella contemporaneità del futuro anteriore, lasciano alle loro spalle il muovere magmatico del segno – colore disciolto nell’indistinto, un eclissi di vertigini che conduce Mugnaini all’estrazione della forma per brani e narrazioni che si consolidano nel figurativo. Da questa inclusione di ragione affiora una tensione e un ribollire di forze primigenie celate dietro un velo di apparente semplicità compositiva, oltre, l’eclissi dei sensi provoca lo smarrimento dell’ordine arcaico precostituito.
La vertigine divampa vigorosa infrangendo, almeno in apparenza, l’equilibrio dell’opera sulla quale un manto di musica scorre e canta, colmando l’universo, il palpito vitale. L’imprevedibile e misteriosa energia che ne deriva crea un varco tra il cosmo e l’uomo, l’opera si fa tramite prioritario, mentre un’eclisse di sensazioni intime ed indicibili paiono tendere fibre stellate, palpebre erranti la viva e potente forza emotiva, è come se l’ossessione della vertigine si caricasse di significati simbolici e, nuotando in questo mare di segni, assumesse la forma dell’immenso.

07/07/2009
di Antonella Iozzo
www.bluarte.it

 

La coscienza del Pensiero

Il riflesso della coscienza nell’Arte di Patrizio Mugnaini intesse muti dialoghi e insondabili complicità di senso.
Opere intime, raffinate, misteriose, ma anche surreali e vagamente malinconiche alle quali l’artista sembra aver affidato stati d’animo di forte intensità. Espressioni su cui la riflessione della condizione interiore trasmigra dallo spettatore all’immagine adagiandosi tra le pennellate.
Frammenti di storie in cui è difficile distinguere fra illusione e realtà, fra visione ed evasione, sono situazioni sull’orlo della solitudine, isolamento di nudi pensieri che sfumano i contorni di parole non dette ma sussurrate alla tensione latente della sonorità cromatica.
La materia di cui sono impastate le sensazioni arroventa l’ispirazione e si sopisce nell’in-percettibile movimento del sentimento della vita, e come se l’esistenza, la sua energia compressa, vitale e minacciosa insieme, prima che il giorno sfumi e l’oscurità ammanti tutto, finisce per consumarsi nell’opera stessa, esperienza di bellezza inquietante e struggente, sospesa tra preludio lunare e ricordo di viaggio.
Eclissi sfiorate, azioni torturate dalla forma, fusioni con la luce della logica e del senso, sentieri che dalla costruzione metafisica del primo Mugnaini portano alla lirica metafisica delle ultime opere dove permane sempre  qualcosa d’infinito.
L’artista sembra esplorare il mondo visibile per dargli forma nella riflessività profonda del corpo pittorico, l’opera non è più rappresentazione ma trasposizione del sentire che si apre al sensibile, è l’arte stessa a fa risorgere dal suo interno quel “qualcosa di passato”, quell’esperienza di esistenza che si distende in una quiete geometrica e l’indefinibile si placa in una serenità razionale.
Su una trama di luce e colore, il reale, centro, maglio sonoro nel quale la potenza simbolico - immaginativa risucchia la pittura intensa, vibrante, carica e consapevole del coinvolgimento sensoriale. In un intermezzo di fantasmi reticenti che appartengono alla vita onirica di Bocklin, Mugnaini proietta la psichi nel punto di sintesi tra altezza creativa e percezione dell’assurdo, ogni cosa vive in una dimensione misteriosa, come a dimostrare l’oscuro esistere oltre l’apparenza. E’ una coscienza evocativa che traccia nello spazio le linee prospettiche di un impianto formale oscillanti dalle tinte oscure a quelle più calde. Soluzioni pittoriche capaci di risaltare la visionarietà della scena raffigurata. Isole, luoghi, territori, momenti sospesi nella liquescenza del sentimento, solitari e silenziosi, o sulla curva dell’orizzonte in attesa che l’alba amplifichi il suono grave dell’universo dentro noi. Passi, brani rarefatti, interrotti a volte da mute presenze che, bloccate da una luce ferma misurano lo spazio con la loro verticalità.
Variazioni marine modulate dalla marea per un’immersione totale tra i flussi e i riflussi che coprono e scoprono l’isola di “San Michel”. Dimensione metafisica suggestiva, consunzione del blu nel nero immobile, eterno silenzio senza futuro e senza speranza perché il domani rinasce da un respiro d’alta marea dialogante con l’io.
E’ una pittura che induce alla meditazione, che interroga e ci propone sempre una riflessione, che ci fa sentire un intimo senso di poesia , una plasticità luminosa capace di rischiarare la composizione. Il cromatismo costantemente appassionato seduce con un suggestivo lirismo in grado di insinuarsi nelle morbide linee corporee de “la Signora di etretat”, la sua anima è protesa verso l’infinito,  ne percepiamo le vibrazioni, i palpiti, i fremiti che nascono dal quel silenzio introspettivo poggiato nell’acqua del mare le cui onde lambiscono desideri ma anche  intime  e  fragili relazioni sul borderline della verità visibile.  Nella purezza del tono e dei suoi trapassi il soave magnetismo di una figura ripresa nell’ en plain air della grazia poetica, intorno un senso quasi spirituale di meraviglia per l’estrema semplicità della scenografia, suoni imbevuti di solarità, fragranze nascoste ed in fondo il mare, tavolozza di segreti baciati da un orizzonte che si spegne nell’acqua fluttuante del senso.
Nella costruzione spaziale riempita di luce, proveniente dai diversi passaggi di colore, traspare quella dose di reale che è indispensabile per mettere in rilievo il lato metafisico della vita, sempre silente nelle composizioni di Mugnaini, fondali di teatro dai quali emergono assaggi di alchimie emozionali coadiuvati dal ricordo. Tracce di realtà e aloni di sogni affiorano dalle sue pitture senza mai dichiararsi, come memorie di cose viste, interiorizzate, assorbite e affidate ora, al pennello per ragionamenti estetici sul filo della riflessione riflessa nella percezione dell’immagine: labirinto sensitivo incessante evocazione, intima persuasione, ipnosi: passato, presente, labile vissuto.
Nell’opera estratti  di storia contemporanea per visioni di un universo sensibile, interiore, lentamente e costantemente il suo suono silenzioso compone,  il più fedelmente possibile la voce pittorica di Mugnaini, fascinosa danza del tempo. In essa ogni gesto appare come una rifrazione delle ineluttabili esperienze umane proiettata sulla superficie, dove si rispecchiano le ipotesi degli infiniti destini possibili.
Un suggestivo viaggio dentro i ritmi, le pause e le cadenze dell’esistenza, secondo una prospettiva artistica che destruttura e disarticola al realtà per comporre, nello spazio della tela, il silenzio e il suono, l’immobilità e il movimento del reale, mentre nelle stanze più recondito dell’animo di Patrizio Mugnaini  la pittura vela il visibile per svelarne l’essenza.

Antonella Iozzo
09/11/09  
www.bluarte.it


Prof. Cristina Giannini

Gli ho detto che il formato orizzontale vende di più,
ma era un modo per alleggerire il peso dell'immagine e del colore che stavo lentamente assorbendo... il faro è simbolo di inquietudine, presagio di tempeste di vento, di attese di solitudine; il faro sulla tela non è mai quello che raggiungi sotto il sole rovente della tua estate, assume forme vagamente sveve, ma è subito come assorbito dalle rocce. Non sono rocce, sono pennellate decise, taglienti, simulano una terra che si muove e si è fermata, come quelle del cielo. Sarebbe facile un cielo plumbeo, poetico, letterario. Qui ci sono colori disomogenei, indicazioni di tratti contrastanti. Solo, l'occhio finisce inevitabilmente a guardare il faro. E' una pittura finita, conclusa, absolutus-inabsolutus. Cromie definite, sue, non lasciano spazio alla speranza, come il formato.

23 Maggio 1498 - Firenze
la matita è sicura, il segno incisivo, cerca il chiaroscuro, barlumi di prospettiva anomala non ci sono attributi, l'unico segno riconoscibile è alle sue spalle, la città e la storia, il simbolo ma non è lui, non è la stessa figura, non sembra uno studio, piuttosto un esercizio sugli studi è un 'ecce Homo', lo senti , ne percepisci la storia iconografica, le preesistenze la strada che porta alla trascrizione dell'idea è inevitabilmente contorta - inabsolutus- e in questo risiede il suo fascino, la sua possibilità di essere modificata continuamente in maniera metamorfica, inattesa nell'opera finita lui è altro, elaborato, stupito quasi del suo destino, rimane il fuoco, ma l'elemento fuoco è una donna, e ha la fenice e il fulmine, è vestita di rosso allora guardi le due opere a confronto e diventi inquieto e forse questo era il 'cercato'


Personale di pittura Hotel Cellai Firenze

Individuare un filo nella diversità - soggetti, ricordi, allusioni, sogni, viaggi o letture- passaggi della vita ignoti a chi osserva l'opera e tenti, attraverso materiale e tecnica, di recepirne il messaggio, per poi chiedersi se il maestro desideri questo livello di comunicazione o se non lo consideri concluso nel rapporto personale con la tela. L'interrogativo stimola a capire il percorso creativo per via di pennellate e cromie.

Non c'è, nei lavori di Patrizio Mugnaini, un momento di pausa: ondate di colore, aggettanti, modulate con un 'ductus' sinuoso e avvolgente, al cui ritmo non ti puoi sottrarre.

Per questo l'occhio non riesce a fermarsi sul profilo di Venezia, altrimenti memore di un vedutismo rassicurante e classico, viene guidato, orientato, dalle fiammate di un cielo rosso, ascendente, che prosegue oltre il confine fisico della tela, dilatandone la percezione. E' un gioco di equilibri volutamente instabili, che ricorre nei tramonti, segmenti del giorno che non sono per Patrizio i 'luoghi' ove la stanchezza si edulcora lentamente verso la notte, ma ancora elementi di movimento inquieto e inquietante.

E' lo stesso rosso che disegna i fari, in questa pittura senza disegno, torri infuocate che emergono dalle onde e dai gorghi di un mare scomposto da venti contrari.

Architetture, acqua, fuoco: sono gli elementi che costruiscono l'immagine, ma sono trattati in maniera anticlassica, non tanto per il metamorfismo cromatico (che un cielo sia azzurro o rosa ha relativa importanza) quanto per gli effetti di voluta destabilizzazione.

Così, in Visione, l'albero sopravvive a fatica fra il raggrumarsi degli elementi architettonici, che diventano nella fantasia del maestro semplice pietrame, quasi a negare la sostanza organica della vita, e in Tramonto oltre le mura le ombre di sole giallo si protendono come dita ansiose verso una fortezza, forse memore di un lontano 'deserto dei tartari'.

Lo sguardo torna a cercare il mare della laguna e incontra il cielo di Queribus, fondale scenico di un luogo inespugnato e inespugnabile; e quando si posa sui Girasoli, come a lasciarsi pervadere dall'energia dei gialli e degli aranci che premono oltre la tela, si accorge subito che al di là del campo torna, ineluttabile, l'azzurro della notte.

E' in questa tensione continua fra metamorfosi dei piani, linee sfuggenti, pigmenti aggressivi, che risiede la forza dei lavori di Mugnaini; processi investigativi dello sguardo che trasformano il languido frangersi delle onde di  Molo nei solchi senza fine di un campo arato, e spostano la prospettiva di una passeggiata sul mare verso un parapetto proteso nel vuoto.

Inutile allora cercare in Equilibrio il punto di tregua, qui un oggetto sconosciuto segnala piuttosto contrasti violenti: la prospettiva frantumata converge entro una volta aspirante, i confini sono rocce pungenti, le pietre miliari non indicano percorsi sicuri.

Mugnaini penetra presente e passato con sguardo acuto e critico, consapevole della perfetta solitudine dell'individuo (Gorgo-Castello) e anche quando si cimenta nel ritratto non lascia trapelare lo studio dell'antico, che pure è parte non marginale della sua formazione.

In Carducci scopre e descrive la genesi della condizione umana, ove appare difficile ogni forma di convivenza e la stesura cromatica si pervade di una sorta di controllata ribellione.

marzo 2008


DELIRI PROSPETTICI E FALCATE TONALI


Marine d’altri tempi, illusioni ottiche e miraggi cromatici determinano la moderna pittura a olio di Patrizio Mugnaini, fantasioso artista italiano dallo stile post-surrealista che mediante segni grafici e tratti volitivi rielabora l’assetto prospettico in chiave chimerica, mai scientifica. Accademico si presenta sia lo schema compositivo, sia la stesura del colore, scandito in rigorose fasce orizzontali differenziate da gradazioni antitetiche. L’autore ama, infatti, giocare con i contrasti cromatici, nel passaggio dal blu marino alle tonalità ocra della terra in “Naufragio di A” o nella traslazione ottica dal notturno blu alle acque turchine fino ai cieli scarlatti in “Gorgo”, passaggi tonali indubbiamente bruschi ma non per questo meno ammirevoli.
In uno scenario così pregno di mistero, dove la spuma marina fa la sua apparizione in stesure lattee lineari o concentriche, da sfondi omogenei architetture solitarie emergono in tutta la loro monumentalità, come fari nelle notti animate dal sogno.

Luglio 2008
D.ssa Sabrina Falzone
www.sabrinafalzone.info

IL TEATRO DELL'INCONSCIO

Sfumature nostalgiche nel teatro dell’inconscio rivelano l’ebbrezza del sogno, la monumentalità dell’esperienza surreale e l’incanto del preludio nel profondo viaggio verso l’arcano sentiero interiore. Intricato e complesso, il labirinto della psiche, posto in essere dallo scenario pittorico di Patrizio Mugnaini, ci conduce all’enigma intellettuale di un’arte che attua una proiezione universale sui luoghi della mente, i non luoghi.

Le Benevole
In queste isole mnemoniche, dove convergono inaspettati orizzonti onirici e inedite suggestioni dell’intelletto, un “altro” universo ancestrale dialoga con lo spettatore, comunicando una varietà di sensazioni e stati d’animo sospesi nel silenzio del racconto.

La versatilità del modus pingendi di Patrizio Mugnaini ci affascina e respinge allo stesso tempo: seduce l’ignoto con quella luce grave sul mondo, ammalia il mistero con i suoi taciti segnali cromatici e simultaneamente infonde sgomento, oltre a un senso di smarrimento, il percorrere con gli occhi della mente l’itinerario complesso dell’autore. Frammenti urbani come reliquie del tempo alimentano la nostalgia umana, palpabile sul singhiozzo dei ricordi, e sedimentano sulla tela iconografie mistiche ambientate entro languide città immaginarie, paesaggi emotivi decadenti e solitari.

Un senso di staticità regna sovrano sulle opere pittoriche di Patrizio Mugnaini, suggerisce la sospensione in un limbo di valori, a cui solo un attento osservatore può approdare. Nel muto paesaggio del dipinto “Le benevole”, una inquietante sequenza di volti caduti nell’anonimato diventa protagonista della storia, ne aumenta l’atmosfera spirituale e caliginosa.

Attraverso una specifica ricerca formale, l’artista mostra la propria predilezione per le correnti surrealiste, espresse attraverso un personale lavoro di elaborazione figurativa dallo stile narrativo. Il colore suggella l’esperienza mistica nella contrapposizione simbolica di tonalità fredde e tinte più tiepide, sottolineando il significato iconico dell’opera d’arte ed enfatizzando la brillantezza della tecnica ad olio su tela. L’onirico è la voce di Patrizio Mugnaini.

Agosto 2010
D.ssa Sabrina Falzone

www.sabrinafalzone.info

Dalla grafica alla pittura


Il percorso artistico di Patrizio mette a fuoco la sua ricca personalità raffinata ed eclettica.
La ricerca artistica lo conduce ad una continua sperimentazione, che ha come punto di partenza il disegno grafico prima e pittorico poi.
Dalla copia dei classici, al paesaggio colto dal vero, Patrizio riproduce e cura ogni particolare, con una tecnica tutta sua, che gli conferisce un tocco di fresca originalità.
L’artista, dunque, si serve del disegno come preparazione,avvio e sostegno alla pittura.
Un tipo di pittura, quella di Patrizio, che pur affondando le sue radici nelle tecniche classiche, si è evoluta velocemente e si è concretizzata in un’impronta di forte impatto visivo.
Il suo espressionismo, direi onirico, ci mostra un mondo dove il soggetto è collocato in una dimensione spaziale fuori dalla realtà.
I gialli, i rossi, i blu, i verdi...sembrano contrastare fra loro in una stupenda lotta per la conquista della superficie spaziale. Alla fine, però, l’occhio rivela alla mente la verità: nessun colore di quelli che occupano la tela riesce poi ad avere la meglio,ognuno di essi si colloca perfettamente al suo posto,dando vita a forti contrasti armonici, come una musica dalle possenti note.
Il colore, nei quadri di Patrizio, prende forma in oggetti che appartengono ad un altrove,che soltanto il sogno o un processo meditativo può rivelarci.In quei luoghi il tempo si arresta in un’infinita sospensione,dove il colore e la forma assumono un valore assoluto.
L’oggetto è immerso in quell’attimo di attesa che precede il movimento, inafferrabile per il nostro sentire comune. Un attimo che,nei quadri di Patrizio, diventa stabilità eterna, preludio a qualcosa che sta per accadere,aprendosi, così alla poetica della possibilità. Eppure in quella sospensione tutto fluisce,come i cieli sinuosi, protagonisti di un eterno divenire e che fanno da contraltare a solitari monoliti che vi si stagliano contro.
Ma cos’è che spinge Patrizio a disvelarci mondi irraggiungibili?
Forse lui è il detentore della chiave di volta di una porta che si apre su un universo inconoscibile, oppure ci descrive qualcosa che tutti conosciamo, ma che resta celato dietro al velo dell’inconscio e stenta ad emergere alla nostra coscienza.
O, forse, Patrizio, è più semplicemente un artista che ci comunica il suo personalissimo mondo fatto di spazi liberi, di luci sfolgoranti,di colori accesi.
In ogni caso non c’è niente di più bello di un artista che fa della sua arte la propria ineffabile passione.

Lucetta Risaliti
www.artcenterflorence.it

 
 
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