Sottili intuizioni nel risveglio cromatico
Il passato e la modernità, fra di essi progressive rotture
e poetiche individuali. Movimenti, approdi, costellazioni che in
Patrizio Mugnaini determinando un radicarsi dei valori artistici
e un rinnovo della pulsione creativa. Incandescente liquidità rappresa
nella verità della percezione e risolta tematizzando la
riflessione attraverso l’Arte.
Risonanze profonde in un susseguirsi di onde fluiscono nella liberta
dei mari, spazio immenso ricco di echi musicali che circondano “L’Isola
dei Guerrieri”.
Lontana dal tempo, imponente e solitaria si eleva scomponendo e
ricomponendo rapporti di sintesi pittorica impossibili da coniugare
se non fossero fondati su un’autentica consonanza poetica
capace di unire le spigolature della realtà circostante,
elaborandole in visioni intense, in esperienze di senso e di vita.
La marcata espressività affidata anche ai contrasti cromatici
delinea le curve del pensiero, percorso frastagliato come le coste
dell’isola, un perimetro interiore dentro il quale risuonano
vibranti pennellate, quasi una pausa cromatica finale: solo dopo
può apparire l’inizio di un nuovo mondo. Grande semplicità e
forza visiva comunicano sfumature di sensazioni dormienti nella
profondità, in essa scivola il silenzio della mente, del
reale vissuto, del guerriero dopo il congedo dalla vita.
L’ispirazione di Mugnaini incontra il ritmo della natura
e del cosmo e ne condivide le sequenze in un preludio in grado
di modellare le varianti sentimentali in intrecci di tensioni,
la costruzione plastica dell’opera, di conseguenza, vive
nelle possenti forme sbalzate in avanti dall’artista, come
se fossero intuizioni rese visibili dal gesto, attimi sfuggenti
e perennemente presenti tra le mani dell’uomo, nei suoi occhi
persi nel vuoto del nulla, nel suo cuore smarrito nella pienezza
di un’idea. Un’integrazione del segno e della tonalità che
invade la superficie in tutte le direzioni e rivela il rapporto
con l’intensità espressionista, con l’umano
metafisico, con il poetico figurativo.
L’energia di Mugnaini sembra sgorgare liberamente in dinamiche
gestuali concrete e pregne di significati. Una suggestiva trama
pittorica satura di sensazioni che dallo sfondo avanza pericolosamente
verso il primo piano, prospettiva infuocata grazie ad una tavolozza
che allude alla purezza lirica dei colori, ma mitigata dal rigore
celebrale. Dalle sue anse divaricate l’imperiosa “Isola
dei Guerrieri” si apre verso un’umanità eroica
e sublime, almeno nella visionarietà inseguita sul cavalletto,
mentre una tormentata colluttazione con il visibile raggiunge la
sua vetta e si trasforma in solidità geometrica ed un po’ metallica.
Sono architetture dove il taglio di luce rischiara la materia pittorica,
la stessa materia di cui è fatto lo spazio dell’eternità.
La robusta vitalità resa manifesta da Mugnaini, seziona
l’aurea metafisica nelle forme piene che ricordano vortici,
spirali, casse di risonanze di un movimento sotterraneo capace
di implodere simultaneamente in complesse relazioni iconografiche,
queste conferiscono al dipinto una profondità appassionante
e incitano l’osservatore, a cercare nella tempesta schiumosa
del mare la linea sinuosa tracciata dell’evaporazione pittorica,
un ritaglio della forma figurativa che consente all’artista
di affrontare gli impeti di un universo sonoro interiorizzato con
la forza tranquilla del disegno, geometria di segni e concetti,
di pura ispirazione e forza emotiva. Perfetto equilibrio verticale
in uno spazio bidimensionale dove sfolgoranti, ma quasi programmati,
flussi di pennello si abbattono contro “L’ Isola dei
Guerrieri”: alto naufragio che scuote la fisicità dell’Arte
per ricomporsi metafisica presenza in Patrizio Mugnaini. di Antonella
Iozzo
Silenzi metafisici,
ipotesi surrealiste.
L’attimo sospeso nelle forme del tempo.
Metafisico contemporaneo in intarsi di memoria.
L’universo poliedrico di Patrizio Mugnaini è una continua
ricerca nel movimento del tempo; lontano da qui il riflesso della sua
luce, l’impossibile nella forma del colore.
Arte e pensiero: ermeneutica elaborazione sensoriale apre percorsi
inaspettati e allaccia legami con elleniche visioni stagliate sullo
spazio opposto alle stanze della storia.
Dalla pittura di Mugnaini il silenzio si eleva in un canto lirico,
voci come presenze attraversano le alture dell’assenza, consumandosi
nello specchio dell’infinito, è un terreno pieno d’incognite,
d’indizi da decodificare, un mare immobile sul quale è sospesa
la città incantata, l’ancora, l’approdo.
Idea metafisica, forma espressionista, l’immagine mutante di
un concetto complesso, essenziale, comunica il soffio della coscienza
nel “momento magico” che incontra la conoscenza.
Modelli classici in versione onirica, quasi surreale, quasi fantastica,
quasi risveglio nell’estasi del pensiero; il mondo dentro, la
realtà fuori, oltre la soglia, da qui inizia la scrittura dell’invisibile:
segno, forma, gesto dell’Arte.
Pittura da toccare con i sensi, da vedere con la mente, da sentire
sottopelle, quando le fibre della percezione sfiorano l’impulso, “Sinapsi” di
emozioni nell’assoluta interazione con la tensione emotiva.
L’architettura sale, svetta verso l’alto, apre l’astrazione
dell’anima: è il sogno di Mugnaini nell’implosione
della materia cromatica, incorporea modulazione del suono in un canone
inverso che ne ridisegna l’ordine armonico.
Un viaggio di scoperta intrapreso con nuovi occhi, per scorgere la
verità nascosta nei dettagli di una composizione che parla di
distanze, di fine ultimo del senso, di un altrove irreale e in parte
vero, dentro e dietro l’apparenza dell’opera.
Sospesi nella meraviglia del momento “La
Nebbia” affiora come l’attesa, spaesante, estraniante
condizione spaziale in cui il faro, è il fluttuo luminoso che
rimargina la frattura del tempo
Tra passato e presente l’ombra di uno sguardo restituisce all’immagine
il vissuto e tutto scorre in sequenze interiori dilatate in macro – elementi
di sensibilità. Frammenti, sillabe, incastonate in una grafia
seriale incisiva, graffiante, rivolta al neo – espressionismo
magnetico di un tratto denso, dal quale Mugnaini, ne segue il ritmo
e ne spezza la tensione per afferrare il suono della solitudine, malinconico
mistero che si danza in un profondo blu notte.
Con Patrizio Mugnaini l’Arte corre sul filo dell’immaginazione,
al limite della logica e della razionalità, per evocazioni epiche
da leggere nella storia del tempo e nel tempo della creazione, attimo
sospeso nell’intimo dell’artista.
Un’Atlantide emerge dall’oceano, maestosa e austera s’impone
nella mente come dimensione dell’esistenza, lentamente un disegno
interiore ne compone l’idea e la forma del visibile, traccia
la sua immagine senza assomigliarla; è un continuo ricreare,
un divenire, un vivere nella posterità tra le membra del mito
filtrato da Mugnaini.
Le sue opere sono sedimentazioni di letture e di ascolti sonori,
capaci di portare allo scoperto significati latenti che si arricchiscono
progressivamente nel tempo. L’atmosfera è colore e il
colore è atmosfera, tonalità cangianti riverberano un’impressione
di allucinata realtà, carica ora di dissonanze armoniche, ora
di morbide e drammatiche melodie, mentre superficie e profondità sembrano
allargare il campo d’azione per condurci inaspettatamente nei
luoghi della percezione, empass emozionali , sfuggenti effetti.
Da una teatralità aperta, a un vasto spettro di suggestioni,
presagi, oracoli e destini si animano nella loro informe natura, in
cerca di entità perse tra i labirinti dell’inconscio;
l’uomo appare, scompare e poi riappare come un iniziato nella
fiamma della verità, una verità morale o forse una verità formale,
puramente visiva: eterno soliloquio chiuso nel perimetro della ragione.
L’espressività onirica di “Tramonto
oltre le mura”, “La
notte oltre le mura”, “Illuminazione”,
e il lirismo poetico ed evocativo di “La
notte dei girasoli”, “Girasoli”, “L’isola
dei fari”, “La torre”,
e “Bretagna”, sono situazioni
spogliate dall’oggettività e rivestite di calde assonanze,
poemi d’acqua sulla pelle della memoria, mentre il colore, -
dentro una dimensione che si muove impercettibilmente intorno all’uomo,
come il riflesso di rivelazioni interiori - disegna il ritmo fluido
e vitale della natura.
La geometria di un apparente ordine del mondo dirige i suoni cromatici
provenienti dalla sua stessa rappresentazione, sono scene d’opera
in mostra sul palcoscenico dei sentimenti, dove la vista dell’anima
ne riconosce la sensibilità, quintessenza della pittura di Mugnaini,
un’apparente contrapposizione a “Nadir”,
dirompente energia di onde sinuose che sembrano afferrare e respingere
lo spazio, contraendosi e sincopandosi in una tensione ricca di espressività e
simbolismo.
Inquietanti associazioni di idee, turbinio di immagini, surreale apparenza,
continua esistenza, alterni stimoli per la mente. Le relazioni che
ci affanniamo a cercare, guardando le opere di Mugnaini, si dissolvono
come polvere, perchè i suoi lavori sono immagini che non descrivono
la realtà, ma ne tracciano le infinite possibili interpretazioni,
un mistero dietro l’aspetto esteriore delle cose.
Un universo poetico, una meditazione tridimensionale sul sé,
una porta aperta sul metafisico sono gli accordi di una composizione
da eseguire sciogliendo un rebus, da ascoltare intuendone la melodia,
da vedere immaginando la realtà dell’illusione, qui ci
conduce Patrizio Mugnaini, dove la fisionomia flessuosa delle emozioni
disegna traiettorie mosse e continue in uno spazio in espansione, confinante
con il vortice di una lucida follia, mantenere “L’equilibrio” diviene,
un imperativo oscillante tra il presente vissuto e il passato intuito.
La sintonia culturale, artistica e filosofica adagiata sull’opera
pittorica di Patrizio Mugnaini, è la chiave di volta che apre
la via alla forma del pensiero, immagini segrete dalle quali è d’obbligo
prendere le distanze per carpirne il valore assoluto, respirandone
l’autentica bellezza, in un reticolo di luci e ombre, riflettenti
e assorbenti, che ne innalzano la musicalità.
Il codice di lettura rimane celato in una struttura ritmica attraversata
da sintesi di linee e da un susseguirsi di spazi pervasi da atmosfere
surreali, l’inganno della mente è una sottile illusione
per gli occhi, una suggestiva evocazione per i sensi.
Un malinconico valzer ci viene incontro dipingendone la passione sciolta
nel magma dell’esistenza, variazioni espressive che toccano l’anima,
sfiorano la ragione e raggiungono le vette del silenzio componendo,
nell’afflato della forma e della materia, la musica della natura,
estensione complessa di un suono interiore.
Lunedì 26 novembre 2007
di Antonella Iozzo
www.bluarte.it
PERSONALE DI PATRIZIO MUGNAINI
LA METAMORFOSI DEL TRATTO
Nel teatro della mente lo spazio si espande in effetti emozionali,
leggeri, impalpabili, invisibili, sono luoghi interiori, isole
misteriose che rivelano l’anima di Patrizio Mugnaini nella “Metamorfosi
del tratto”.
Su BluarteVirtual una mostra che dialoga tra il sapere dell’inconscio
e il sapere dell’istinto, conversazioni incoerenti sul labirintico
percorso del pensiero. Zone dove la memoria sedimenta in substrati
di sostanza dormiente, rocce solitarie all’orizzonte che
scompaiano alla nostra vista per riemergere poi sulle tele di Mugnaini,
un’apparizione altrove coincidente con il reale immaginario
di un paesaggio meravigliosamente atrofizzato.
Sensazioni surreali si stagliano nella sostanza creativa, guidano
il gesto e tracciano il perimetro di situazioni impossibili: utopie,
concetti, sogni. Sono fantastiche costruzioni della mente, nodi
cruciali, punti rappresentabili geometricamente in strutture partorite
da una razionalità incontrollata, sullo sfondo segmenti
e traiettorie combaciano in un mutamento del campo visivo ed il
colore evoca la musica nascosta dell’universo, qui ci si
sente poeti della notte.
Quiete ed inquietudini si mescolano, fluttuano e sprofondano dentro
il magma liquefatto di un’evocazione fomentata da lingue
di fuoco che ardono senza fine, è la danza rituale di un
impulso sfuggito alla ragione, è l’inganno dell’immaginazione
nella densità espressiva della materia cromatica, una corposità in
grado di offrire e rilasciare impressioni ancorate e pietrificate
nel tempo strappato alla storia.
Giganti, imperatori, colossi, cavalieri, eroi e guerrieri, come
danzatori estremi, in una spazialità silente governata da
Mugnaini con grande senso dell’ordine e della misura, sfiorano
l’azione, ne tracciano la forma e ne avvertono la solitudine
sonora, è una cadenza tormentata tradotta dall’artista
in esperienza sensibile, solo così la rappresentazione diviene
realtà interiore allo specchio.
Dalla mostra appare evidente la grande attenzione per la classicità,
un amore per il passato tradotto in pittura scultorea, una suggestione
iconografica colma di riferimenti simbolici che alludono alla cultura
mediterranea, all’onirico, alla mitologia, un eternamente
presente tradotto da una pennellata decisa e da cromie forti.
Nella metamorfosi del tratto, frammenti di conoscenza come polvere
sulle onde della vita, si concentrano in tracce di arcaiche
presenze, sono disegni, o meglio la trasposizione dei dipinti in
una lingua figurata antica come il latino o il greco. Nella lucidità di
un tratto semplice, intenso e determinante lo spirito antropologo
racconta di popoli lontani, di albe sull’archeologia del
mondo, di crepuscoli sull’ora ultima della coscienza, di
approdi verso terre promesse mancate, di spiagge alla deriva della
verità. Disegni come reticoli fitti e tratteggiati dai quali
affiora la bellezza assoluta dell’essenza immateriale delle
cose. La precisione lenticolare e minuziosa del segno di Mugnaini
si apre ad una concezione del tempo ormai sconosciuta, un tempo
inghiottito dalla terra in un rito pagano di oracoli e presagi.
Venti opere in mostra: pittura che è gesto nel reale
fantastico dentro di noi, , disegni che sono forma del ricordo
dietro di noi. Venti opere che preannunciano l’energia vitale
primigenia, un riverbero giunto da lontano, accolto dall’Arte
e rielaborato da Patrizio Mugnaini nella forma dell’istante
presente.
27/09/2008
di Antonella Iozzo
www.bluarte.it
INTERVISTA
Patrizio Mugnaini
quando la riflessione è pensiero
nel pennello.Un incontro tra le due dimensioni della pittura
che all’ombra
del presente rivelano il passato, un percorso verso la luce per
ritrovare e ritrovarsi “ipotesi di coscienza” nel quotidiano,
nel contemporaneo.
Chi è Patrizio Mugnaini?
Uno come tanti che cerca di comunicare.
Artista per esprimere il non descrivibile o per imprimere il senso,
l’anima dell’Arte?
Facendosi interprete del rumore di fondo che ci circonda, frutto
del nostro passato, presente, futuro.
Arte, realtà, vita, distinguerli è come ammettere
di conoscerne i confini. Secondo lei è possibile? Fin dove
può spingersi la nostra conoscenza?
Ogni pensiero, ogni sogno, anche il più fantastico esiste
ed è realtà, vive con noi per noi, spesso nella
nostra assoluta ignoranza.
Come inizia un suo lavoro?
Svuotandomi e aspettando.
Andare oltre il tangibile, trovare l’impenetrabile, viaggiare
tra l’onirico e la visione simbolica. Sono queste le sensazioni
provate dinanzi alle sue opere. Quali sono le sue sensazioni quando
l’opera è ancora dentro di lei?
Vive e dinamiche.
Inizialmente materializzo il quadro nella sua essenza grafica.
Nella realizzazione, la visione iniziale muta con i colori, le
luci, le ombre, le tonalità che si fondono e si stratificano
a rappresentare un’era geologica del mio pensiero, un unico,
una parte di me.
Dipingere una tela è un atto d’amore?
No, per me rappresenta un tentativo
di comunicare col prossimo, un atto di fede.
Quali sono i maestri della storia dell’Arte che ammira di
più? E l’opera d’arte in assoluto?
Sono tanti: ho un affetto particolare per Vincent
Van Gogh, le sue opere, la sua vita, la sua lotta per comunicare e la sua
resa davanti all’ indifferenza.
Cosa pensa dell’Arte contemporanea?
Al tempo il giudizio, fra cento anni si ricorderanno soltanto i
migliori.
L’opera che non avrebbe mai voluto vedere?
Nessuna. Ognuno ha diritto ad esprimersi.
E quella che avrebbe voluto fare lei?
Quelle che ho fatto, le mie.
Il silenzio della pittura quale musica evoca?
Il tocco impalpabile di lunghe dita su una tastiera multicolore
di un piano a coda laccato di rosso permanente chiaro, sospeso
fra finito e infinito.
Lei ha partecipato a varie iniziative promosse dalla rivista Bluarte
come la collettiva virtuale “Suoni Dipinti”. Qual’è il
suono dipinto nella forma del suo tempo? E quello del mondo che
la circonda?
Il nostro tempo lo identifico in una nota musicale acuta ripetuta
in maniera ossessiva e apparentemente casuale, cacofonica.
La musica del mio mondo: J.S. Bach - Goldberg Variations
1955 & 1981 suonate da Glenn Gould
Patrizio Mugnaini in tre aggettivi.
Irriverente, ironico, irascibile.
Il suo futuro artistico?
L'ombra del mio passato.
27/03/2009
di Antonella Iozzo
www.bluarte.it
La
Vertigine Dei Sensi – Eclissi
… nell’estasi della vertigine il tormento dei
sensi prova l’eclissi …
Quadri - Personale Virtuale
Artisti: Isella Barresi, Franco Meloni, Patrizio Mugnaini,
Titti Verni
La memoria analitica e il presente sono proiettati nella contemporaneità del
futuro anteriore, lasciano alle loro spalle il muovere magmatico
del segno – colore disciolto nell’indistinto, un eclissi
di vertigini che conduce Mugnaini all’estrazione della forma
per brani e narrazioni che si consolidano nel figurativo. Da questa
inclusione di ragione affiora una tensione e un ribollire di forze
primigenie celate dietro un velo di apparente semplicità compositiva,
oltre, l’eclissi dei sensi provoca lo smarrimento dell’ordine
arcaico precostituito.
La vertigine divampa vigorosa infrangendo, almeno in apparenza,
l’equilibrio dell’opera sulla quale un manto di musica
scorre e canta, colmando l’universo, il palpito vitale. L’imprevedibile
e misteriosa energia che ne deriva crea un varco tra il cosmo e
l’uomo, l’opera si fa tramite prioritario, mentre un’eclisse
di sensazioni intime ed indicibili paiono tendere fibre stellate,
palpebre erranti la viva e potente forza emotiva, è come
se l’ossessione della vertigine si caricasse di significati
simbolici e, nuotando in questo mare di segni, assumesse la forma
dell’immenso.
07/07/2009
di Antonella Iozzo
www.bluarte.it
La coscienza del Pensiero
Il riflesso della coscienza nell’Arte di Patrizio Mugnaini
intesse muti dialoghi e insondabili complicità di senso.
Opere intime, raffinate, misteriose, ma anche surreali e vagamente
malinconiche alle quali l’artista sembra aver affidato stati
d’animo di forte intensità. Espressioni su cui la
riflessione della condizione interiore trasmigra dallo spettatore
all’immagine adagiandosi tra le pennellate.
Frammenti di storie in cui è difficile distinguere fra illusione
e realtà, fra visione ed evasione, sono situazioni sull’orlo
della solitudine, isolamento di nudi pensieri che sfumano i contorni
di parole non dette ma sussurrate alla tensione latente della sonorità cromatica.
La materia di cui sono impastate le sensazioni arroventa l’ispirazione
e si sopisce nell’in-percettibile movimento del sentimento
della vita, e come se l’esistenza, la sua energia compressa,
vitale e minacciosa insieme, prima che il giorno sfumi e l’oscurità ammanti
tutto, finisce per consumarsi nell’opera stessa, esperienza
di bellezza inquietante e struggente, sospesa tra preludio lunare
e ricordo di viaggio.
Eclissi sfiorate, azioni torturate dalla forma, fusioni con la
luce della logica e del senso, sentieri che dalla costruzione metafisica
del primo Mugnaini portano alla lirica metafisica delle ultime
opere dove permane sempre qualcosa d’infinito.
L’artista sembra esplorare il mondo visibile per dargli forma
nella riflessività profonda del corpo pittorico, l’opera
non è più rappresentazione ma trasposizione del sentire
che si apre al sensibile, è l’arte stessa a fa risorgere
dal suo interno quel “qualcosa di passato”, quell’esperienza
di esistenza che si distende in una quiete geometrica e l’indefinibile
si placa in una serenità razionale.
Su una trama di luce e colore, il reale, centro, maglio
sonoro nel quale la potenza simbolico - immaginativa risucchia
la pittura intensa, vibrante, carica e consapevole del coinvolgimento
sensoriale. In un intermezzo di fantasmi reticenti che appartengono
alla vita onirica di Bocklin, Mugnaini proietta la psichi nel punto
di sintesi tra altezza creativa e percezione dell’assurdo,
ogni cosa vive in una dimensione misteriosa, come a dimostrare
l’oscuro esistere oltre l’apparenza. E’ una coscienza
evocativa che traccia nello spazio le linee prospettiche di un
impianto formale oscillanti dalle tinte oscure a quelle più calde.
Soluzioni pittoriche capaci di risaltare la visionarietà della
scena raffigurata. Isole, luoghi, territori, momenti sospesi nella
liquescenza del sentimento, solitari e silenziosi, o sulla curva
dell’orizzonte in attesa che l’alba amplifichi il suono
grave dell’universo dentro noi. Passi, brani rarefatti, interrotti
a volte da mute presenze che, bloccate da una luce ferma misurano
lo spazio con la loro verticalità.
Variazioni marine modulate dalla marea per un’immersione
totale tra i flussi e i riflussi che coprono e scoprono l’isola
di “San Michel”. Dimensione metafisica suggestiva,
consunzione del blu nel nero immobile, eterno silenzio senza futuro
e senza speranza perché il domani rinasce da un respiro
d’alta marea dialogante con l’io.
E’ una pittura che induce alla meditazione, che interroga
e ci propone sempre una riflessione, che ci fa sentire un intimo
senso di poesia , una plasticità luminosa capace di rischiarare
la composizione. Il cromatismo costantemente appassionato seduce
con un suggestivo lirismo in grado di insinuarsi nelle morbide
linee corporee de “la Signora di etretat”, la sua anima è protesa
verso l’infinito, ne percepiamo le vibrazioni, i palpiti,
i fremiti che nascono dal quel silenzio introspettivo poggiato
nell’acqua del mare le cui onde lambiscono desideri ma anche intime e fragili
relazioni sul borderline della verità visibile. Nella
purezza del tono e dei suoi trapassi il soave magnetismo di una
figura ripresa nell’ en plain air della grazia poetica, intorno
un senso quasi spirituale di meraviglia per l’estrema semplicità della
scenografia, suoni imbevuti di solarità, fragranze nascoste
ed in fondo il mare, tavolozza di segreti baciati da un orizzonte
che si spegne nell’acqua fluttuante del senso.
Nella costruzione spaziale riempita di luce, proveniente dai diversi
passaggi di colore, traspare quella dose di reale che è indispensabile
per mettere in rilievo il lato metafisico della vita, sempre silente
nelle composizioni di Mugnaini, fondali di teatro dai quali emergono
assaggi di alchimie emozionali coadiuvati dal ricordo. Tracce di
realtà e aloni di sogni affiorano dalle sue pitture senza
mai dichiararsi, come memorie di cose viste, interiorizzate, assorbite
e affidate ora, al pennello per ragionamenti estetici sul filo
della riflessione riflessa nella percezione dell’immagine:
labirinto sensitivo incessante evocazione, intima persuasione,
ipnosi: passato, presente, labile vissuto.
Nell’opera estratti di storia contemporanea per visioni
di un universo sensibile, interiore, lentamente e costantemente
il suo suono silenzioso compone, il più fedelmente
possibile la voce pittorica di Mugnaini, fascinosa danza
del tempo. In essa ogni gesto appare come una rifrazione delle
ineluttabili esperienze umane proiettata sulla superficie, dove
si rispecchiano le ipotesi degli infiniti destini possibili.
Un suggestivo viaggio dentro i ritmi, le pause e le cadenze dell’esistenza,
secondo una prospettiva artistica che destruttura e disarticola
al realtà per comporre, nello spazio della tela, il silenzio
e il suono, l’immobilità e il movimento del reale,
mentre nelle stanze più recondito dell’animo di Patrizio
Mugnaini la pittura vela il visibile per svelarne l’essenza.
Antonella Iozzo
09/11/09
www.bluarte.it