Il riflesso della coscienza nell’Arte di Patrizio
Mugnaini intesse muti dialoghi e insondabili complicità di senso.
Espressioni su cui la riflessione della condizione interiore trasmigra
dallo spettatore all’immagine adagiandosi tra le pennellate.
Eclissi sfiorate, azioni torturate dalla forma, fusioni con la luce della
logica e del senso, sentieri che dalla costruzione metafisica del primo
Mugnaini portano alla lirica metafi sica delle ultime opere dove permane
sempre qualcosa d’infinito.
E’ una pittura che induce alla meditazione, che interroga e ci
propone sempre una riflessione, che ci fa sentire un intimo senso di
poesia , una plasticità luminosa capace di rischiarare la composizione.
Il cromatismo costantemente appassionato seduce con un suggestivo lirismo
in grado di insinuarsi nelle morbide linee corporee de “La Signora
di Etretat”, la sua anima è protesa verso l’infinito,
ne percepiamo le vibrazioni, i palpiti, i fremiti che nascono dal quel
silenzio introspettivo poggiato nell’acqua del mare le cui onde
lambiscono desideri ma anche intime e fragili relazioni sul borderline
della verità visibile.
Nella purezza del tono e dei suoi trapassi il soave magnetismo di una
figura ripresa nell’en plain air della grazia poetica, intorno
un senso quasi spirituale di meraviglia per l’estrema semplicità della
scenografia, suoni imbevuti di solarità, fragranze nascoste ed
in fondo il mare, tavolozza di segreti baciati da un orizzonte che si
spegne nell’acqua fluttuante del senso.
Tracce di realtà e aloni di sogni affiorano dalle sue pitture
senza mai dichiararsi, come memorie di cose viste, interiorizzate, assorbite
e affidate ora, al pennello per ragionamenti estetici sul filo della
riflessione riflessa nella percezione dell’immagine: labirinto
sensitivo incessante evocazione, intima persuasione, ipnosi: passato,
presente, labile vissuto.
Antonella Iozzo
www.bluarte.it |